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Voglio un funerale performativo.
Ho deciso che morirò il giorno 03/03/2030, sarà perfettamente accidentale: raccogliendo bacche di bosco ne ingerirò alcune velenose. Me ne accorgerò troppo tardi, quando avrò un lieve e moderato giramento di testa che mi farà prima perdere i sensi e poi la vita.
Mi troveranno adagiata su un ceppo di quercia, la luce dovrà arrivare con un'angolazione a Tre Quarti per avere un giusto equilibrio tra luminosità e ombre. La prima cosa che darà all'occhio saranno i boccoli dorati e ordinati che cadranno in modo da incorniciarmi il viso. Viso che non ho mai reputato grazioso, ma proprio nel momento in cui non potrà più sentire il peso delle insicurezze diventerà quasi angelico ed etereo. Sul legno della quercia sarà inciso “Confusion” a citare “Epitaph” dei King Crimson, per annunciare la mia morte con il brano che più ha segnato la mia vita. Quello stesso clarinetto suonerà quando la bara varcherà le soglie della chiesa gotica che accoglierà i funerali.
Una bara rosso scarlatto, lasciata aperta dato il mio aspetto serafico, sarà disposta maniacalmente al centro geometrico dell’abside come in un film di Wes Anderson. Ci saranno tutti coloro che ho conosciuto in vita, anche quelli che mi hanno fatta soffrire di più, e proprio loro davanti alla maestosità della cerimonia si renderanno conto dei loro errori. I presenti si dovranno vestire total black e si disporranno sulle panche in ordine di altezza. Quelli più intonati potranno stare davanti e condurre il coro dei pianti che non dovrà mai sembrare un lamento ma una triste e nostalgica sinfonia. Il prete condurrà un’omelia funebre breve ma toccante che sarà seguita da 25 minuti di assolo di organo e mellotron in vero stile prog.
Una volta finita la messa, i presenti si raduneranno a parlare in mio ricordo. Come tutti i defunti anche io sarò stata una bravissima persona che salutava sempre. La città sarà tappezzata di manifesti (scritti rigorosamente in "Times New Roman", semplice ma elegante) che reciteranno “Morta giovanissima: sarebbe stata una genetista” oppure “Talentuosa e studiosa, così la ricorda Perugia, muore una biologa”. Grazie alle loro parole riuscirò a coronare i sogni della mia vita terrena. Come se ci avesse pensato la morte a farmi ottenere quei titoli per cui sto sudando tanto in vita; non avrò mai bisogno di superare l’esame di Chimica Organica, questi annunci saranno la mia laurea ad honorem.
Sarò seppellita sottoterra come Dio ha voluto e come i cimiteri non vorrebbero; “Confusione” sarà il mio epitaffio e i miei amici si raduneranno attorno a quella tomba in mio ricordo una volta all'anno come tradizione. Sarò ricordata come “L’unica che mi capiva” da almeno venti persone, come “Amica” da una decina e come “Scrittrice” da nessuna.
Oppure morirò d’infarto e cagandomi addosso come tutti.
In entrambi i casi, sei invitato al funerale.